Federico II muore a Fiorentino
Federico II muore a Fiorentino
Fiorentino, città medievale in agro di Torremaggiore, nell’anno 1250 vede l’arrivo improvviso dello Stupor Mundi.
Federico, ammalato per via di una grave infezione intestinale, viene condotto con molta fretta nella Domus sollaciorum della cittadina dauna.
Tutta la corte del Sacro Romano Impero si sposta in quei frenetici giorni di dicembre a Fiorentino, ministri e funzionari dello stato[1] si accalcano nella piccola cittadella medievale, il cui nome “flore”, risulta essere un triste presagio per la vita del grande Svevo. Il vaticinio dell’astrologo Michele Scoto, rivolto al Puer Apuliae, ricorderà la fine di Federico in un luogo “sub flore apud portam ferream”.
Tra gli intrighi di corte, il tradimento di Pier delle Vigne e i tentativi di avvelenare l’imperatore da parte di un potere occulto nemico, abilmente manovrato dalla bramosia spietata di papa Innocenzo IV, che intendeva eliminare fisicamente l’imperatore, definito la “bestia dell’Apocalisse”, si consuma tragicamente la storia del più grande sovrano medievale, se non di tutti i tempi.
Federico fa in tempo però a dettare il suo testamento[2], redatto proprio a Fiorentino il 17 dicembre, da un alto valore e significato universale, in quanto tutela in special modo i diritti degli antichi demani del Regno di Sicilia.
E' da notare la discrasia tra la data di redazione del testamento e quella del 13 dicembre, finora ritenuta come data ufficiale della morte dell'imperatore; quest'ultima notizia fu divulgata dal monaco Matteo di Paris residente all'estero e potrebbe non corrispondere a veridicità storica, perciò si dovrebbe aprire un nuovo capitolo di studi per accertare un evento di così grande rilevanza.
[1] P. CORSI in Federico II e Fiorentino fra storia e leggenda in FEDERICO II E FIORENTINO, Quaderni di Archeologia e Storia dell’Arte in Capitanata, vol. II, Atti del primo convegno di Studi Medievali della Capitanata, 1985, pp. 23-29 riporta i nomi: “Tra i maggiori rappresentanti del regno raggiunsero la città: Bertoldo marchese di Hohemburg, Riccardo Conte di Caserta, Pietro Ruffo di Calabria con suo nipote Folco, Riccardo di Montenegro maestro giustiziere, Giovanni da Otranto, Giovanni d’Ocrea, Giovanni da Procida, il giudice Roberto da Palermo ed il notaio Nicola da Brindisi, che rogò materialmente il testamento, lo assisteva il vecchio arcivescovo di Palermo, Berardo che vi appose la firma come testimone.”
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